Giasone alla ricerca del vello d'oro

Dov'è Jones il suonatore, che fu sorpreso dai suoi novant'anni, e con la vita avrebbe ancora giocato? Lui che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero, non al denaro, non all'amore né al cielo. Lui sì, sembra di sentirlo cianciare ancora delle porcate mangiate in strada nelle ore sbagliate; sembra di sentirlo ancora dire al mercante di liquore: "Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?"

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Località: Italy

chiedere al Sismi...

08 novembre 2006

Leggere insegna...

Sto leggendo un libro di un certo Galileo Roda, che si intitola "Guerrazzi e la sua banda", ambientato nel paesaggio appenninico, tra Toscana ed Emilia, a cavallo tra la fine dell'800 ed i primi del '900...interessante, sorprendente...lo leggo, capitolo per capitolo, ogni sera prima di chiudere gli occhi, alla fievole luce dell'abat-jour, con le ultime forze che mi sorreggono...
"Ecco che di nuovo mi osserva, il bandito, come a chiedermi conto della mia stanchezza, ad irriderla...Lui, che dopo aver percorso il suo tempo in perpetua lotta per il pane, per la vita, per la sopravvivenza sua e della sua povera famiglia nell'onestà dei lavori alpestri, a tagliar bosco e vender legna, a cacciare e pescar di frodo, si era visto trasformato nella preda di un cacciatore spietato, che agiva con i tentacoli di manipoli di carabinieri, e di guardie e sbirri al servizio di numerosi altri cacciatori, altrettanto spietati, altrettanto a lui sconosciuti.
La sua bocca, sepolta in una incolta barba semigrigia, sembrò atteggiarsi ad un lieve sorriso, e parlò: "Io non conobbi mai la tua strana stanchezza, che per me sarebbe stata assai lieve in confronto a ciò che vissi, eppur neanche di un respiro mio mi pento, o di un atto che ancor oggi sì parrebbe criminale, odioso e da galera...Lottai per la vita, e non per me soltanto, perchè anche la moglie mia, ed i miei figli, conoscean lo stesso morso del freddo dell'inverno, e della fame, che a guisa di tenaglia stringe il corpo. Vissi l'ignobil condizione del fuggitivo, del ricercato al bosco, dell'infame che mille e più rapine ebbe a compiere, a dispregio però di leggi altrettanto inique, ed ingiuste per la povera mia gente. Rei quanto me, e quanto i miei compagni di sventura, furon le genti che imposero ad uomini di partir per terre sconosciute, per guerre non volute, e pretender di lasciar con cuor leggero le famiglie nostre al loro certo destino di fame, e di stenti, e di morte; a tutto questo io mi ribellai, ed ebbi per ciò in regalo la mia morte. Io ero avvezzo fin dai primi anni della vita mia a lottar contro la neve dell'inverno, a cavar dalla magra terra i frutti degli orti, a trasportare a valle pietre per costruir povere dimore contadine, e talvolta a compensar la fame con le trote del torrente, pescate a nude mani nelle gelide acque discese dai ghiacciai; nessun mi disse mai che un mondo straniero, alla mia vita alieno, un giorno il mondo mio avrebbe preteso di rubare.
Ma tu, a ben vedere, nella tua vita non sei da me così dissimile, solo diversi sono i cacciatori che mordon la tua carne.
Anche per te c'è un mondo alieno, crudele, che non rispetta tua natura, ed ogni dì sottrae dalla tua sacca il tempo di tua vita, e il pan che l'anima di ogni uomo nutre: il bene, l'amore, il tempo ai figli, la gioia dei sorrisi con gli amici.
Almeno io di quel mondo mai fui servo, fino alla morte. Ma tu, invece, non lotti per te stesso, e servi a guisa di lacchè il mostro che ogni dì divora il tempo tuo."
Corre la mia mano all'abat-jour, a spegnerne la luce, come a cercar di cancellar quel sogno...Ma il buio ancora accende la mente sulle parole udite, e troppo tardi il sonno vince l'anima mia inquieta.

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